Le migliori etichette di oggi di Aglianico del Vulture


Dallo Scescio (le cantine albanesi di Barile) alle migliori etichette di oggi di Aglianico del Vulture. Scritto da Fabio Giavedoni

 

In primis il S'ADATT 2013 (Aglianico del Vulture Doc) - anche GINESTRA (paese di origine albanese) si trova L'AZIENDA AGRICOLA MICHELE LALUCE

 

Barile è nel cuore del Vulture, quel fantastico comprensorio vitivinicolo che si estende attorno al vulcano spentosi più o meno 30.000 anni fa, a nord della Basilicata (ai confini tra questa, la Puglia e l’Irpinia).

La cittadina – dal nome fortemente evocativo per chi si occupa di vino – venne costruita sulla schiena di due colline, solcate da tre fiumiciattoli, attaccate sul lato orientale alle propaggini del vulcano, a circa 600 metri di altezza.

Barile, assieme a Maschito e Ginestra, è uno dei tre centri fondati dai profughi albanesi in fuga da Scutari di fronte all’avanzata ottomana nel XV secolo. Di quella cultura sopravvivono gli etimi, il folclore, il sangue e, più di ogni cosa, le decine di cantine dello Scescio scavate come fossero un formicaio sul versante settentrionale di uno dei due colli di Barile: uno scenario ancora oggi affascinante, onirico, evocativo, immortalato magnificamente nel 1964 da Pier Paolo Pasolini che vi girò alcune incredibili scene del suo bellissimo (e imperdibile) film Il Vangelo secondo Matteo.

Si tratta di grotte scavate nel tufo che furono usate come prime abitazioni dagli albanesi appena arrivati e che, successivamente, sono state utilizzate dalla popolazione locale come cantine. Benché nel Mezzogiorno siano numerosi gli esempi di cantine scavate a ridosso dei centri abitati, nello Scesciosiamo sicuramente di fronte al caso più significativo e spettacolare: ancora oggi, dopo cinque secoli, sono state censite 128 cantine, tutte private, che adesso è possibile visitare con comodità grazie a una bella passeggiata allestita dal Comune di Barile, che ha valorizzato lo Scescio attraverso un intelligente recupero architettonico in buon equilibrio con l’ambiente circostante.

Il termine Scescio deriva dall’italianizzazione fonetica del termine albanese Schesce, che vuol dire “piazza”, “agorà”, attribuito perché in questo luogo originariamente si svolgevano tutte le attività della comunità immigrata dai Balcani.

Con il passare dei decenni, e la costruzione di case vere, le grotte sono state adattate alla conservazione dell’Aglianico, dell’olio d’oliva e dei formaggi, grazie alla perfetta temperatura e all’ideale umidità, costanti nelle stagioni dell’anno.

Negli ultimi venti anni si è registrata un’inversione di tendenza rispetto al processo di abbandono e di degrado, che ha investito questa zona, iniziato nel dopoguerra; alcuni locali sono stati anche acquisiti da un paio di aziende vinicole e sono stati riportati a nuovo splendore. Ancora oggi la vista dello Scescio è una delle soddisfazioni più grandi regalate dalla Basilicata dei Castelli di Federico II, senza ovviamente togliere nulla alla bellezza universale di Matera e all’ambiente incontaminato di questa splendida regione. Lo Scescio è uno dei pochi esempi di archeologia rurale sopravvissuto alla distruzione del passato e alla diabolica estetica oppressiva dei processi industriali moderni: è un perfetto museo “in vita” della memoria storica delle campagne del Meridione d’Italia.

Attorno allo Scescio troviamo oggi nel Vulture una miriade di cantine “moderne” che hanno saputo valorizzare il grande vitigno locale, l’aglianico: la gestione complessiva dell’attività vitivinicola non è ancora sufficientemente positiva come meriterebbero questi bravissimi vignaioli – sconta da un lato una storica mancanza di percezione, fuori dalla mura lucane, della grande bontà di questi vini; dall’altro si avverte una gestione poco oculata delle uve prodotte dai tantissimi contadini che storicamente non hanno mai svolto il ruolo di vinificatori – ma l’opera dei più si sta imponendo con forza e soddisfazione nel mercato italiano e mondiale.

 

Grazie a queste aziende siamo oggi in grado di segnalare tante buone etichette di Aglianico del Vulture provenienti da queste terre, che per comodità dividiamo in due grandi gruppi: i vini quotidiani – più economici e perfettamente adatti al consumo di ogni giorno a tavola – e i vini più importanti, da destinare a qualche occasione più significativa (senza però eccedere nella ricerca dell’eccezionalità del momento nel quale aprirli…  ).

Tra i vini quotidiani – che potete trovare a un prezzo massimo in enoteca di 10 euro – segnaliamo senza dubbio l’Aglianico del Vulture S’adatt 2013 di Michele Laluce (Ginestra), vinificato in acciaio, venato da una buona polpa fruttata e da un’acidità corroborante........

 

 

http://www.slowfood.it/slowine/dallo-scescio-le-cantine-albanesi-barile-...