In Basilicata un viaggio tra i vigneti del Vulture


L'Aglianico del Vulture è solo qui articolo di Monica Moretti

 

30/08/2017

Il viaggio che non ti aspetti e le emozioni che non hai mai provato. Basilicata è questo ma è anche terra di riti antichi e di atmosfere magiche ereditate dagli Enotri, dai Greci, dai Sanniti, dai Romani e dai Bizantini, dai Normanni e Saraceni, dagli Aragonesi e dai Borboni. Migrazioni che contribuirono a fare della Lucania una terra di scambio in quell'ampio territorio definito Enotria, i cui confini si estendevano dal Cilento alla Calabria; un vasto areale vitivinicolo posto a cerchio attorno al grande massiccio del Pollino.

Enotria, terra del vino, era il nome con il quale i primi Greci che sbarcarono in Basilicata nel VIII secolo a.C., chiamarono quei luoghi, riconoscendo agli Enotri la pratica di una viticoltura evoluta che utilizzava un tutore per sostenere la vite (da qui la tesi che il termine Enotria derivi invece da “oinotron” che significa “palo da vite”).

Il poeta latino Orazio, nativo di Venosa, menziona spesso nelle sue Odi il vino dei suoi luoghi natii nel Vulture. A nord di Potenza, il Monte Vulture, è un vulcano spento che ebbe la sua ultima manifestazione eruttiva con una violenta esplosione circa 140.000 anni fa dal cratere a due bocche che oggi ospita due pittoreschi laghetti; i Laghi di Monticchio sulle cui sponde domina, aggrappata alle pendici del cratere, l'Abbazia di San Michele.

 

I 750.000 anni di storia del vulcano sono egregiamente illustrati visitando lo splendido Museo di Storia Naturale del Vulture 

(www.museodelvulture.it) ubicato all'interno dell'Abbazia. Preparatissimi studenti, nell'ambito di un progetto sostenuto dalla Comunità Europea, vi faranno da guida e così realizzerete che la biodiversità che regna in questo angolo di Basilicata è unica al mondo. Nel Vulture vive persino una falena, la Bramea, che è sopravvissuta all'estinzione rimanendo esattamente come era nel Miocene. Praticamente è un fossile vivente!

È in un ambiente così esclusivo che nasce uno dei migliori vini rossi italiani. Lo chiamano “Barolo del Sud” ma a me non piace fare paragoni; l'Aglianico ha la sua caparbia e autonoma personalità e, grazie al lavoro che i produttori riuniti nel Consorzio QUI VULTURE stanno portando avanti, questo vino si rilancerà a livello nazionale e mondiale.

Parlando con il Dott. Gerardo Giuratrabocchetti, Presidente del Consorzio, si comprendono gli sforzi che i produttori in Vulture stanno facendo nel trovare la sintonia ideale nell’individuazione di modelli di sviluppo efficienti e di un comune linguaggio di comunicazione e promozione dell'Aglianico. Infatti, in un mercato globale dove la concorrenza è spietata, la differenza sta proprio nell'unione e nella cooperazione tra i produttori che devono presentarsi con una voce sola e gridare l'unicità del loro prodotto: l'Aglianico del Vulture è solo qui!

Il resto lo fa, come lo ha sempre fatto, la Natura. I terreni vulcanici del Vulture regalano al vino mineralità e una trama tannica importante. L'elevata acidità lo rende un ottimo vino da invecchiamento. La presenza del tufo svolge un’indispensabile azione di riserva idrica “allattando la pianta” durante la siccità estiva grazie all'acqua che ha trattenuto nei mesi piovosi.  Le ampie escursioni termiche giornaliere portano ad una maturazione lenta che si completa solo tra la fine di Ottobre e l'inizio di Novembre ma questa vendemmia in autunno inoltrato garantisce una migliore composizione fenolica delle uve e un aumento delle loro caratteristiche aromatiche e organolettiche.

Il vino che ho degustato nel mio itinerario in Vulture riflette tutto questo ma è esaltato dall'accoglienza che mi hanno riservato le persone straordinarie nelle cantine che ho visitato: Azienda Vitivinicola Michele Laluce, Terra dei Re, Cantine del Notaio e le sue antiche grotte di tufo del 1600 dove i vini vengono tuttora affinati, Azienda Agricola Donato D'Angelo, Cantina Terre degli Svevi (Re Manfredi).

Se anche quest'anno avete passato le vostre vacanze impacchettati nei soliti posti turistici, vi consiglio di cambiare programma per le prossime ferie e andare in Basilicata. Cinquantasette abitanti per chilometro quadrato sapranno accogliervi e coccolarvi (tutti gli abitanti della Basilicata non popolerebbero un quartiere di Roma).

Partite dal Vulture e visitate le cantine di Rionero, Barile, Ginestra, Ripacandida, Venosa, Maschito e poi perdetevi tra suggestivi paesaggi rupestri, calanchi e città d'arte (Matera sarà capitale Europea della Cultura 2019). Viaggiando dalle Dolomiti Lucane allo stretto abbraccio dei suoi due mari, Ionio e Tirreno (Maratea è la sua perla protetta dal Cristo Redentore il cui sguardo spazia dalla Calabria alla Campania) e i 190.000 ettari del parco del Pollino (il più vasto dei parchi nazionali italiani), degusterete i vini della Basilicata (non c'è solo Aglianico ma anche eccellenti vini bianchi ottenuti dal vitigno autoctono Malvasia Bianca di Basilicata) abbinandoli ai prodotti tipici lucani che sono talmente tanti per una regione così piccola (ma solo in termini di superficie) e penserete a quando potrete ritornare (o trasferirvi per sempre) in Basilicata!

“Nunc est bibendum”, letteralmente “Ora si deve bere”, scriveva Orazio e quindi “Carpe diem” dico io!*

*ovviamente anche questo l'ha detto lui (Hor. Carm. I 11).

Monica Maretti